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Buon compleanno, STRAFERRARA,86
anni di risate…tutte in dialetto

È la storia della Straferrara, il compimento dei suoi ottantasei anni, ma anche di Ferrara: un bel traguardo per chi lo raggiunge, specie se a farlo è una compagnia teatrale con il lavoro individuale e, ancor più, corale, di molte persone che, nel corso del tempo, alcune ancora presenti, altre no, hanno superato armoniosamente tante vicissitudini, talune forse brutte, molte sicuramente belle, visto che l’amore per il Teatro, la Grande Magìa, come lo definiva Eduardo De Filippo, li ha tenute insieme così a lungo.

Cici Rossana Spadoni protagonista in ARGAN - Il malato Immaginario di Molière a Teatro Comunale, Gennaio 2012
© Photo FRANCO SANDRI (A.I.R.F.)

Il 1923 è l'anno che segna la nascita ufficiale della produzione di commedie originali scritte in lingua dialettale ferrarese: il merito va tutto ad Alfredo Pittèri, il più grande autore di drammi in lingua dialettale, certo - ma anche autentico intellettuale antesignano del suo tempo, collaboratore, tra gli altri di F. Tommaso Marinetti - ed al suo Adìo, Rusìna che vede la luce il 23 marzo di quello stesso anno al Teatro del Soldato di via XX Settembre.
La data di nascita, imprescindibile, per il Teatro Dialettale Ferrarese, è invece il 14 agosto del 1931: viene fondata la compagnia Straferrara e capocomico è Ultimo Spadoni; insieme con lui sottoscrivono l’atto fondativo Norma Masieri, moglie di Alfredo Pitteri, Erge Viadana (la migliore interprete in senso assoluto de La Castalda, uno dei loro cavalli di battaglia), Mario e Piero Bellini, Umberto Makain, Renato Benini, Leonina Guidi Lazzari e Arnaldo Legnani.
La neo-compagnia esce ufficialmente allo scoperto circa due settimane più tardi, il 3 settembre di quello stesso 1931, sede il Teatro dei Cacciatori di Pontelagoscuro. La commedia proposta era Pàdar, fiòl e... Stefanìn, un testo di Alfredo Pitteri, cui fece seguito, come prassi d’allora, un atto unico sempre di sua mano, L’unich rimèdi. La Straferrara del cavalier Ultimo Spadoni e di sua moglie Teresa Bosi resse fino al 1967 e poi, con passaggio di artistico testimone, fu nelle mani della loro figlia 'Cici' Rossana Spadoni ( la così definita dalla stampa nazionale di allora 'Shirley Temple italiana', talmente brava da calcare le scene, all’età di tre anni, con una compagnia a lei intestata, proponente testi di autori di fama quali Dario Niccodemi o Eligio Possenti, anche a Trieste ), che ne diresse la conduzione insieme con il marito Beppe Faggioli, mantenendola tuttora, pur se Beppe, il grande Beppe, ci ha lasciato quasi 4 anni fa…
Da quel lontano 1931 a tutt’oggi - com’è ben noto - la Straferrara non ha mai smesso di recitare, neppure in tempo di guerra, sotto i bombardamenti: in veste di attori, personaggi/interpreti, caratteristi han sempre lavorato, con contributi a vario titolo, per il grande cinema girato a Ferrara (Michelangelo Antonioni, Vittorio De Sica, Gianfranco Mingozzi, Gigi Magni, Florestano Vancini, per non citarne che alcuni, ferraresi e no, nazionali e internazionali) e per la Televisione degli sceneggiati-capolavoro che hanno fatto Storia e, soprattutto, Cultura, come Il mulino del Po, di Sandro Bolchi, trasmesso nel 1963, tratto dall’omonima saga letteraria di Riccardo Bacchelli.
Giovedì 17 agosto prossimo, alle ore 21.15, presso il centro sociale Rivana Garden di via Pesci, la Ferrara, a Straferrara chiuderà 'Ferrara Estate in via Bologna', la rassegna di spettacoli in lingua dialettale ferrarese con un evento tutto particolare dedicato alla memoria di Beppe Faggioli, Anima della Compagnia, "La Straferrara in cabaret", una serie di esilaranti atti unici tratti dal loro repertorio più classico e sempre up-to-date.
Dopo la pausa estiva, poi, ad inizio inverno, per tutta la stagione, la compagine ritornerà, con i suoi 'classici', al suo affezionatissimo pubblico, quello numerosissimo della Sala Estense e del Festival del Teatro Dialettale di Ferrara che durerà fino ad inizio primavera: ed anche allora la comicità sarà davvero in scena!

di Maria Cristina NASCOSI SANDRI

Tratto da:

Straferrara, un ‘classico’ che compie 86 anni

Festa al centro sociale Rivana Garden con lo spettacolo di cabaret

La compagnia teatrale dialettale più antica nostra, la Straferrara, il 14 agosto prossimo compirà 86 anni: 8 decenni e mezzo di rappresentazioni e di scene di vita ferrarese alternatesi quasi spontaneamente, nella lunga esistenza della compagnia si potrebbe dire, poiché il suo lavoro, ininterrotto anche in tempo di guerra, sotto i bombardamenti, ha reso possibile la storicizzazione della trama e dell’ordito della vita della nostra città, con cui, anche nella denominazione, si è, in qualche modo, identificata. In fondo, anche un pezzetto di storia italiana dal Primo Dopoguerra in poi, non dimenticando di ricordare che pochissimi anni fa si son celebrati i 150 anni dell’Unità d’Italia. Chi, tra i ‘diversamente giovani’ lettori di quanto si va scrivendo, non ha mai sentito in casa sua la notissima battuta: “T’am pari la Straferrara in próa!”?.

Nel tempo, nonostante la perenne ‘endemica’ mancanza di una sede stabile – se si eccettua il periodo in cui il senatore Mario Roffi, ‘mecenate’ da sempre della cultura ferrarese, lui modenese (spilambertese) per nascita, aveva concesso loro per un po’ l’Estivo Massari – i suoi altri compleanni importanti li aveva festeggiati comunque. Il 50°, nel 1981, era stato ricordato prima al Teatro Comunale, poi all’Arena Nuovo, con Al tramàcc, uno dei cavalli di battaglia redatto a quattro mani da due dei commediografi ‘storici’ della Straferrara, Augusto Celati ed Arturo Forti. E poi, via via, nello scorrere degli anni, anche la recente commemorazione dell’85° anno di attività è stato sancito da una scelta teatrale di doppio spessore, ancor più storica, ancor più affettiva, se possibile, ancor più rammemorante: la commedia era Traquàcc a Magnavaca, un delizioso e pregnante meltin’pot rappresentato la sera del 17 gennaio scorso da tutta la compagnia al Teatro Comunale di Ferrara, sua sede ‘naturale’, per le grandi celebrazioni, riportando in scenaquella se stessa’ di 85 anni fa, di 86, di domani, di…sempre.

Giovedì 17 agosto prossimo, alle ore 21.15, presso il centro sociale Rivana Garden di via Pesci, la Straferrara chiuderà ‘Ferrara Estate in via Bologna’, la rassegna di spettacoli in lingua dialettale ferrarese con un evento tutto particolare dedicato alla memoria di Beppe Faggioli, Anima della Compagnia, “La Straferrara in cabaret”, una serie di esilaranti atti unici tratti dal loro repertorio più classico e sempre up-to-date. Dopo la pausa estiva, poi, ad inizio inverno, per tutta la stagione, la compagine ritornerà, con i suoi ‘classici’, al suo affezionatissimo pubblico, quello numerosissimo della Sala Estense e del Festival del Teatro Dialettale che durerà fino ad inizio primavera: ed anche allora la comicità sarà davvero in scena!

 Ad maiora, Straferrara!    

di Maria Cristina Nascosi

Festa della mamma 2017

La seconda domenica di maggio, sarà celebrata la tradizionale Festa della Mamma, uno dei momenti imperdibili da dedicare a chi ci ha messo al mondo.

Allora, visto che anche il pensiero di lei è imprescindibilmente legato alle nostre radici, alla nostra 'civiltà e lingua di latte', quella dialettale, cui puntualmente alludeva Ugo Foscolo, perché non collegarlo ad una delle più belle liriche scritte in lingua dialettale ferrarese da uno dei più grandi Poeti della nostra terra, Alfonso FERRAGUTI, nato e vissuto a Marrara, in provincia di Ferrara, nel 1912, contemporaneo di Michelangelo Antonioni, e deceduto la vigilia di Natale del 1980.

Ottimo agronomo - innamorato di Ferrara e del suo territorio che furon il suo destino, a tutto tondo - seppe fondere la sua professione con la sua base culturale classica greco - latina.

La breve poesia riportata, infatti, ricorda molto lo stile dei neoteroi greci, l'equivalente dei poetae novi latini come Gaio Valerio Catullo che con il suo Carme 85, Odi et amo, splendido distico elegiaco formato di due soli versi, riuscì ad esprimere una amore davvero universale, seppur diverso, come quello espresso da Ferraguti per la figura della Madre.    

di Maria Cristina Nascosi Sandri

Auguri da Alfonso Ferraguti, uno dei migliori poeti

in dialèt frarés

  • Mié màdar
    Una candela ad zzìra banadéta
    brusà tuta par nu.

  • Mia madre
    Una candela di cera benedetta

    bruciata tutta per noi

Il XXVIII Simposio di Primavera del Cenacolo Trentino di Cultura Dialettale

Elio Fox

Domenica 9 aprile 2017 il «Cenacolo Trentino di Cultura Dialettale» ha festeggiato il traguardo dei 28 anni di attività e lo ha fatto con una grande festa che ha avuto luogo, come sempre, a Vattaro, Comune Montano a pochi chilometri da Trento.
È questo il XXVIII Simposio di Primavera - Giornata di Studio, manifestazione da sempre sostenuta dalla Regione Autonoma Trentino-Alto Adige.
Questo ormai tradizionale ed annuale appuntamento prevede la presenza di poeti e studiosi provenienti non solo dal Trentino e dall’Alto Adige, ma anche dal Veneto, dalla Lombardia e dall’Emilia-Romagna e poiché di Festa si tratta, oltre a loro, all’evento han partecipato anche familiari ed amici per un incontro di fraternità, tutti uniti da un impegno comune che affonda autenticamente le sue motivazioni nel recupero e nella conservazione della cultura popolare.
Questa giornata ha visto lo svolgersi della parte culturale nel teatro comunale di Vattaro. Numerosissime le adesioni: dal Trentino i gruppi «Poesia 83» con sede a Rovereto, il «Cenacolo Valsugana», l’«Aires» e «Vózi en dialèt» di Mattarello, «El Ròcol» del Primiero, «Le Castellane» delle Giudicarie, la «Filogamar» di Cognola, la «Còfas» Trento; dal Veneto, provincia di Verona, i gruppi «Berto Barbarani» e «Beltramini» di Verona, «Poeti di Belluno Veronese», «El Casteléto» di Dolcè, «I poeti del Luni» di Negrar; dalla provincia di Vicenza, l’«Academia Aque Slosse» e gli «Amissi dea Poesia» di Bassano del Grappa, «El Graspo» di Thiene; dalla Lombardia i gruppi «Al Fogolèr» di Mantova, «Acarya» di Como, poeti di Bergamo; dall’Emilia Romagna, gruppo poeti di Ferrara tra cui la poetessa Vanna Cavallina (nipote del Don Artemio, grande figura di parroco di Copparo e poi Zenzalino, critico, giornalista e studioso dei primi del secolo scorso) che ha fatto 'le veci' di chi scrive, poetessa e ricercatrice linguistico - dialettale, tra i past presidents de Al Tréb dal Tridèl ed ideatrice e coordinatrice della feconda stagione di AR.PA.DIA., l'Archivio Padano dei Dialetti del Comune di Ferrara.

Quasi un centinaio le poetesse ed i poeti, enfin, presenti.
Nella parte iniziale della mattinata, i gruppi son stati chiamati uno alla volta sul palco e ciascuno di loro ha avuto un breve spazio per la lettura di una sola lirica, data l’eccezionalità dell’appuntamento, è stato chiesto loro questo ‘sacrificio’, al fine di dare giusto risalto al Cenacolo Trentino, 'padrone di casa'.

Al termine di questa fase, è stata poi la volta del Cenacolo stesso che ha proposto agli ‘ospiti-amici-sodali’ le proprie autrici ed autori..
Un intervento sensibile e particolarmente arguto, come è nelle sue corde è stato tenuto, dal prof. Elio FOX, splendido ottantottenne, in gran forma, studioso, commediografo, ricercatore linguistico - dialettale pluripremiato a livello nazionale, oltreché presidente del sodalizio.
Un evento davvero imperdibile, come sempre, ma in particolare quest'anno, quello di Trento, per la Cultura Dialettale Italiana, ben riconducibile ad una ormai ben consolidata tradizione, un NON DIMENTICARE di RICORDARE che le nostre lingue dialettali sono le nostre imprescindibili radici e traits-d’union che, insieme, han ‘fatto’, seppure in parte, l’Italia di ieri e di oggi, patrimonio da lasciare alle generazioni che verranno.

Una compagnia teatrale dialettale lunga 85 anni

gruppo

85 anni di rappresentazioni sul palcoscenico, alternate a scene di vita quotidiana, familiare e sociale, che sono scorse 'naturalmente', nella lunga esistenza della compagnia, si potrebbe dire, perché il suo mai interrotto lavoro, neppure in tempo di guerra, sotto i bombardamenti, ha reso possibile la storicizzazione della vita della città di Ferrara, con cui si è in qualche modo, identificata: in fondo, anche un pezzetto di storia italiana dal primo dopoguerra in poi, visto che l'Italia è Unita da poco più di 150 anni.

Chi, tra i meno giovani lettori di quanto si va scrivendo, non ha mai sentito in casa sua la notissima battuta: “T’am pari la Straferrara in próa!”?.
Banale, forse, ma quanto vero e ‘testimone’ di quanto affermato: la Straferrara, ormai, è entrata a pieno titolo a far parte di quella trama ed ordito che reggono il tessuto molteplice di cui già dall’antico son fatte le nostre ricche e stratificate cultura e civiltà, anche nei fasti.

Ultimo Spadoni
In una foto del 5 aprile 1935

Non a caso, per ricordare i suoi primi sessant’anni, nel 1991, la compagnia aveva ridato vita, riportandola sulle scene - è proprio il caso di dirlo - ad un’opera di Anonimo del XVII secolo che è parte essenziale del patrimonio linguistico - drammaturgico del teatro ferrarese delle origini, Madonna Frrara ch’è vvgnù in villa, in cui la lingua usata non è ancora la dialettale ferrarese, ma una sorta di linguaggio rivierasco - padano, suo progenitore, quello parlato sulle rive del nostro Grande Fiume, forse già ai tempi della ‘città fluviale’, anteriore alle successive addizioni urbanistiche che resero la nostra bella Ferrara, nel 1492, la prima città moderna d’Europa.

L'imprescindibile copione fa parte del Codice Miscellaneo Estense, conservato nella Biblioteca Estense di Modena: il manoscritto cartaceo di Madonna Frrara era stato là ritrovato dal prof. Alfonso Lazzari, ma fu poi il senatore Mario Roffi a portarlo a Ferrara, affinché pure qui ne fosse conservata copia.

Un percorso ed un patrimonio culturale, storico dunque, quello della Straferrara, ma anche didattico, portato avanti quando successe al suocero e fondatore Ultimo Spadoni, nel 1967, da Beppe Faggioli, l'Anima della Compagnia, scomparso quasi 3 anni fa, che insieme con la moglie Cici Rossana Spadoni, attrice da sempre, l'enfant prodige di Ferrara per eccellenza, e le attrici e gli attori tutti, ha sempre 'creduto' all'intento di trasmettere alle future generazioni tanta ricchezza da non dimenticare.

© Photo FRANCO SANDRI (A.I.R.F.)

Ecco perché la storia di questa bella associazione è sempre proseguita negli anni ininterrottamente senza mai fermarsi, come si diceva più sopra, neppure in tempo di guerra, sotto le bombe, come vien esposto nel loro testo biografico I settant'anni della Straferrara, scritto nel 2001 - 2002 da chi redige questo pezzo.

Alcuni episodi in merito, tra il tragico e l'esilarante, vi son ampiamente riportati, a prova di una professionalità davvero fuori dal Comune.

Nel tempo, nonostante la perenne ‘endemica’ mancanza persino di una sede stabile, a tutt'oggi, se si eccettua il periodo in cui Roffi, ‘mecenate’ da sempre della cultura ferrarese, lui modenese (spilambertese) per nascita, aveva concesso loro per un po’ l’Estivo Massari, la Straferrara ha proseguito nelle sue attività che non son solo teatrali, ma cinematografiche e, già con Ultimo Spadoni, televisive.

E Ferrara ha apprezzato, seppur lacunosamente e, di sicuro, non quanto avrebbe meritato, l’opera davvero unica della Straferrara: nel 1976 la compagnia ha ricevuto dalla Camera di Commercio locale il premio Masi – Recchi per “l’alto contributo dato alla valorizzazione del patrimonio linguistico ferrarese, mantenendo in essere un teatro dialettale provinciale”.

Beppe Faggioli

E, tra gli altri, l’Associazione Stampa di Ferrara ha attribuito nel 1996 a Beppe Faggioli unpremio alla carriera, la cui motivazione evidenzia, fra l’altro, che “...ha saputo trasmettere anche alle giovani generazioni la passione per questo genere di teatro, tanto che alla vecchia e gloriosa Straferrara si sono affiancate in città e in provincia alcune compagnie composte in massima parte da attori giovani”.

Beppe Faggioli

Non sarebbe male che un premio importante in quest'anno dal sapore epico - commemorativo, fosse offerto a Cici ed alla Straferrara tutta, a passata e, perché no, a futura memoria...

In ogni caso, da lunedì 16 agosto inizieranno i 'festeggiamenti' dell'augusto genetliaco: il sodalizio presenterà alla Rivana, una commedia di Beppe, "El lu....", per proseguire ufficialmente e prestigiosamente nell'àmbito della XXXIII Settimana Estense, quando, venerdì 23 settembre, si terrà nella Sala Conferenze della Camera di Commercio una performance nella performance, un'intervista 'possibile' a tutta la compagnia, tenuta da chi scrive.

Last but not least, il 5 gennaio 2017 in una commedia che comprenderà la presenza di tutti i componenti, per preciso ed affettuoso desiderio di Cici Rossana Spadoni Faggioli, e di cui, per scaramantica e teatrale abitudine non si rivela qui il titolo, la Straferrara chiuderà, al Teatro Comunale di Ferrara, i festeggiamenti ufficiali dei suoi primi 85 anni di carriera.

Maria Cristina Nascosi

Corrado CELADA
La scomparsa di un Maestro della Cultura e della Musica Ferraresi

E così, in questo scorcio di mezza estate, 
le acque del grande Oceano della Musica
si son chiuse per sempre sopra di Lui. 

Da poche ore è mancato il Maestro Corrado Celada, una vita per la Musica, la Dialettalità, la Storia Ferrarese  e la Cultura a tutto tondo.

Il Maestro CELADA con MANDOLINO MOZZANI © photo Franco Sandri AIRF

E' stato grande musicista, grande pedagogo - intere generazioni di ragazzi si son formate musicalmente con lui - etnomusicologo, ricercatore instancabile di antiche cante popolari e colte da metà Ottocento in avanti, poeta e scrittore in lingua dialettale ferrarese - cui era legatissimo - ed italiana, uomo insomma di raffinata ed infinita cultura, quella con la C maiuscola, cui a pieno titolo si può legare il detto orientale: Quando manca un grande Vecchio, manca un'intera biblioteca.
Ma Corrado, pur avendo compiuto da pochi mesi i 95 anni, non è mai stato vecchio, né 'lo sarà mai'.

Aveva un senso dell'umorismo innato, le mille vicende non tutte felici della sua vita, ne son solo state umile corollario. Era anche dotato di elegante ironia, ma sempre affettuosa e, soprattutto, di autoironia, non si prendeva mai veramente sul serio: come le persone realmente intelligenti amava 'citarsi addosso', pur con una certa dose di esibizionismo, 'giusta' per gli 'animali da palcoscenico' come lui.
Per oltre 50 anni è stato uno dei mandolini solisti della "Gino Neri", l'orchestra a plettro ultra centenaria ferrarese - era stata fondata nel 1898 con il nome della Regina Margherita di Savoia, lei stessa lo aveva concesso - che insieme con la prestigiosa corale "Vittore Veneziani", altra gloria tota nostra, aveva visto i suoi momenti più fulgidi ed internazionali ai tempi in cui il mai compianto abbastanza senatore Mario Roffi, lui modenese per nascita, ma innamorato di Ferrara, gestì le redini di entrambe le istituzioni.
Il suo strumento d'elezione era un preziosissimo ed antico mandolino Mozzani.
In  quei decenni la Gino Neri fu sui palcoscenici di tutto il mondo, dalla Russia al Canada, a tutte le capitali europee, mietendo notevoli successi e riconoscimenti.

E di questo Corrado andava fierissimo: dopo aver visto il mondo da un lager nazista - vi era stato prigioniero, ma, come narrò nella sua autobiografia, La mia vita col mandolino, la musica l'aveva...salvato, letteralmente - e da giovane migrante di lusso - era stato in Argentina, con l'amatissima moglie scomparsa parecchi anni fa, una terra dilaniata ma anche ricca di fascino che lui mai dimenticò ed in cui aveva suonato in orchestre di grande successo e recitato in film internazionali - il ritornare a 'casa', a metà anni Cinquanta con un bagaglio di tal fatta, il ricominciare 'tutto da capo', non aveva potuto che rafforzare il suo carattere e la sua mai venuta meno voglia di vivere.
E già avanti negli anni volle dare alle stampe due libri, uno di bellissime poesie e canzoni in lingua dialettale ferrarese, Con il ssévul e il bugànzz, poi musicate e registrate in cd a futura memoria e la sua già citata autobiografia, La mia vita col mandolino, entrambi curati da chi scrive che ha avuto il grande privilegio di conoscere e di lavorare in splendide performances con Corrado Celada.
Entrambi i manoscritti dei due testi son conservati, ab ovo, presso l'Archivio Nazionale della Diaristica fondato a Pieve di Santo Stefano da Saverio Tutino ed in particolare, La mia vita col mandolino, ebbe, in presentazione, patrocini internazionali come quello della Federazione Mandolinistica Italiana ed Europea.
Il ricordo del Maestro - come quello di Roffi - si lega anche ad un'altra nostra grande gloria teatrale, la compagnia dialettale Straferrara che quest'anno compirà il suo 85° compleanno: per i 75 anni, al Teatro Comunale di Ferrara fu portato in scena un vecchio cavallo di battaglia, riadattato per l'occasione dal compianto Beppe Faggioli, Don Zzésar. Le musiche di scena furono allora scritte dal Maestro Corrado Celada che, per l'occasione, aveva ricercato pezzi inediti e mai suonati, un vero evento nell'evento.

di Maria Cristina Nascosi Sandri

Il 27º Simposio di Primavera

dedicato alle lingue dialettali del Trentino e d’Italia
con un ricordo per Giorgio BASSANI

Elio Fox e Maria Cristina Nascosi (nella foto di Franco Sandri, A.I.R.F.)

A Vattaro, a pochi chilometri da Trento, si terrà, domenica prossima 17 aprile 2016, la 27ª edizione del Simposio di Primavera del Cenacolo Trentino di cultura dialettale, Giornata di studio organizzata, ab ovo, dallo stesso Cenacolo con il patrocinio della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige. Numerose le adesioni di gruppi da tutto il Nord, compresa l’Emilia-Romagna con Ferrara rappresentata dalla poetessa Vanna Cavallina e dalla ricercatrice e storica linguistico - dialettale e socia-collaboratrice dell’A.N.Po.S.Di. (Ass. Naz. Poeti e Scrittori Dialettali d’Italia) Maria Cristina Nascosi Sandri che ricorderà l'amore per la lingua dialettale ferrarese di Giorgio BASSANI, il grande scrittore di cui quest'anno ricorrono i 100 anni dalla nascita.
Elemento trainante per eccellenza il prof. Elio Fox, studioso, commediografo, saggista e Presidente da sempre del sodalizio dialettale, che così racconta le origini del prezioso ed imprescindibile appuntamento per la cultura e la civiltà dialettali italiane:
E sono 27.
Da 27 anni il Cenacolo trentino di Cultura dialettale organizza quello che è sempre stato chiamato il «Simposio di Primavera», perché, fin dalle origini, si è sempre tenuto in aprile. (...)
Fin dalle sue origini il Cenacolo ha cercato e ottenuto amicizia e fraternità con gli altri gruppi di molte parti d'Italia:  Il Gruppo poesia 83, il Cenacolo poesia Valsugana, El Ròcol del Primiero, Iudicaria, Voci d’Anaunia, il gruppo Barbarani di Verona, i Poeti del Luni di Negrar, Gruppo poeti di Belluno Veronese, La Panòcia di Schio, El Graspo di Thiene, gli Amissi de’a Poesia di Bassano, l’Academia Aque Slosse di Bassano, Poetesse e Poeti afferenti ad AR.PA.DIA. l'Archivio Padano dei Dialetti ideato da M. Cristina Nascosi di Ferrara, Poeti di Bologna, Al Fogolèr di Mantova, El Zach di Cremona, l’Acarya di Como, poeti di Bergamo (...).
Ed il risultato è, ogni anno, sempre più lusinghiero e di successo, per partecipazione, amicizia ed umanità, quelle vere (...).
Anche quest'anno le 'presenze' saran circa 120... una 'sinfonia dei linguaggi', un vero 'palma res' più che unico.

Anche questo è un modo di fare cultura: dialettale, naturalmente.  

 

La Straferrara e “La paternicilina”

Alla Sala Estense il film girato tutto in lingua dialettale ferrarese dal documentarista e critico cinematografico Adolfo Baruffi

La storia delle rappresentazioni della Straferrara – che ad agosto di quest’anno compirà 85 anni di attività mai interrotta, neppure in tempo di guerra e di bombardamenti – si è spesso intersecata con quella del cinema e della televisione, trama ed ordito della cultura a tutto tondo, non solo locale, ma pure nazionale.

 Ultimo Spadoni, Giuseppe Simoni, Beppe Faggioli e Olivo Ardizzoni, in arte Zurzin, nel film “La paternicilina” di Adolfo Baruffi.  Foto tratta dal libro di Maria Cristina Nascosi “I settant’anni della Straferrara” del 2002

Ultimo Spadoni, Giuseppe Simoni, Beppe Faggioli e Olivo Ardizzoni, in arte Zurzin, nel film “La paternicilina” di Adolfo Baruffi
Foto tratta dal libro di Maria Cristina Nascosi “I settant’anni della Straferrara” del 2002

Il cinema aveva visto il fondatore, il cav. Ultimo Spadoni nel 1955, tra gli interpreti de “La paternicilina”, un film girato tutto in lingua dialettale ferrarese dal documentarista e critico cinematografico Adolfo Baruffi, piuttosto ‘dimenticato’, collega e sodale anche di Florestano Vancini, assieme ai maggiori attori dialettali di allora, il grande Scioldo Puttomati, Mario Bellini, Franco Pelagatti e Giuseppe Simoni: un hapax di cui, purtroppo, non resta più alcuna traccia.

Il soggetto della pellicola era basato su di un copione originale di Augusto Celati, “La colpa ad ciamàrass Pifàni”, che per la sceneggiatura aveva lavorato a quattro mani con lo stesso Spadoni.

È la storia di un improbabile venditore ambulante che, grazie a particolari pillole da lui offerte con effetti a dir poco miracolosi, consentiva a chi le assumesse, di venire a conoscenza del nome del padre biologico del nascituro, in casi… dubbi, soprattutto, visto che esso appariva, non si sa come, sul petto della… madre.

Il film era stato girato a Ferrara, in esterni per la strada e, per gli interni, era stato scelto l’ambiente del Teatro Comunale.

Il suo limite fu il mezzo linguistico usato: l’idioma dialettale ferrarese non era dei più conosciuti e, per di più, allora, non ci si pose neppure il problema di sottotitolarlo, come accade più di sovente oggi, anche per testi filmici non solo stranieri, ma che riportano parti in vernacolo.

“Paternicilina”, pur realizzato per intero, non apparve mai sugli schermi cinematografici e, tantomeno, poté circuitare e se ne persero così le… tracce.

Beppe Faggioli, anni fa che, tra l’altro aveva partecipato, lui allora giovanissimo al film, riprese il copione di Celati e, rimaneggiandolo e riadattandolo notevolmente, pure nel plot, ne ricavò uno praticamente ‘nuovo’, rinominato L’è tuta colpa dla paternicilina, che sarà rappresentato domenica prossima 17 gennaio dalla Straferrara alla Sala Estense, per la regia di Cici Rossana Spadoni ed in ricordo di Beppe, l’Anima della Compagnia

Maria Cristina Nascosi
Tratto da estense.com

Gli auguri in dialetto nei versi di Gigi “Tamba” Vincenzi

A seguire una lirica di …Buon Auspicio, scritta molti anni fa dal Maestro e grande studioso di dialettologia bondenese Gigi Vincenzi détto Tamba, secondo lo scutmai (soprannome, nôm de plume) che da sempre contraddistingue lui e la sua famiglia – ancora ‘classicamente’ bellissima ed essenziale, proprio perché scritta nella nostra ‘essenziale’ lingua dialettale.

gigi-vincenzi-tambaE’ una lirichetta che fa parte delle nostre belle tradizioni, un’altra fetta di quel patrimonio pure da ‘non dimenticare di ricordare’, perché la nostra identità è parte integrante, come tutte le altre, del mondo intero.

NADÀL E ANN NÓV e il TRADIZZIÓN D’NA VÒLTA

Arbul, presèpi, stéla e tant lumìn…
Va in zir a unz’al spròch, pr’il cà, i zuvnit
cantand la Vècia’ ach pòrta i guciaró…

A mezanòt: a Méssa granda e pó…
bròd ad galina vècia coi caplit,
purè, salama, sabadún e vin!

* Tratta da: Grépul, Poesie e testi in lingua ferrarese, di Luigi VINCENZI – TAMBA ,
a cura di Maria Cristina NASCOSI SANDRI, Portomaggiore (Fe), Arstudio C ed., 2003

Maria Cristina Nascosi Sandri

La Straferrara verso gli 85 anni di carriera

Mezzo secolo per l'ormai classico “Festival del dialetto” Domenica è stata la volta di Galina vecia, un super-classico a quattro mani scritto da Werther Marescotti con il fondatore Ultimo Spadoni

Secondo appuntamento, di grande successo di pubblico, domenica scorsa 13 dicembre, la Santa Lùzzia – la Santa galina2015Lucia protettrice della vista, per i ferraresi – la giornata che ‘ufficialmente’ data il solstizio d’inverno, la notte più lunga dell’anno, per il Festival del Dialetto alla Sala Estense, forte di mezzo secolo di rappresentazioni, anche grazie alla compagnia Straferrara, la più vecchia della regione e, sicuramente, tra le più datate d’Italia, con i suoi prossimi 85 anni ormai in dirittura d’arrivo.

Li compirà, infatti, il 14 agosto del 2016. E intanto prosegue in questa sua splendida carriera grazie alla tenacia ed alla intelligente passione di ‘Cici’ Rossana Spadoni – figlia del fondatore, il cav. Ultimo – che va avanti nel nome del marito, il grande Beppe Faggioli, scomparso due anni fa, ‘anima della compagnia’ – come ama si definisca il suo compagno di una vita, sorretta dai bravi attori ed attrici che compongono il sodalizio artistico a tutt’oggi.

Domenica è stata la volta di Galina vecia, un super-classico a quattro mani scritto da Werther Marescotti con il fondatore Ultimo Spadoni – entrambi anche magnifici mattatori del palcoscenico – tra i più rappresentati negli anni.

Il Festival del Dialetto proseguirà fino a marzo 2016, per il suo grande e sempre affezionato pubblico, ma se ne avrà modo di parlare: domenica prossima una grande sorpresa…

Maria Cristina Nascosi
Tratto da estense.com