Corrado CELADA
La scomparsa di un Maestro della Cultura e della Musica Ferraresi

E così, in questo scorcio di mezza estate, 
le acque del grande Oceano della Musica
si son chiuse per sempre sopra di Lui. 

Da poche ore è mancato il Maestro Corrado Celada, una vita per la Musica, la Dialettalità, la Storia Ferrarese  e la Cultura a tutto tondo.

Il Maestro CELADA con MANDOLINO MOZZANI © photo Franco Sandri AIRF

E’ stato grande musicista, grande pedagogo – intere generazioni di ragazzi si son formate musicalmente con lui – etnomusicologo, ricercatore instancabile di antiche cante popolari e colte da metà Ottocento in avanti, poeta e scrittore in lingua dialettale ferrarese – cui era legatissimo – ed italiana, uomo insomma di raffinata ed infinita cultura, quella con la C maiuscola, cui a pieno titolo si può legare il detto orientale: Quando manca un grande Vecchio, manca un’intera biblioteca.
Ma Corrado, pur avendo compiuto da pochi mesi i 95 anni, non è mai stato vecchio, né ‘lo sarà mai’.
Aveva un senso dell’umorismo innato, le mille vicende non tutte felici della sua vita, ne son solo state umile corollario. Era anche dotato di elegante ironia, ma sempre affettuosa e, soprattutto, di autoironia, non si prendeva mai veramente sul serio: come le persone realmente intelligenti amava ‘citarsi addosso’, pur con una certa dose di esibizionismo, ‘giusta’ per gli ‘animali da palcoscenico’ come lui.
Per oltre 50 anni è stato uno dei mandolini solisti della “Gino Neri”, l’orchestra a plettro ultra centenaria ferrarese – era stata fondata nel 1898 con il nome della Regina Margherita di Savoia, lei stessa lo aveva concesso – che insieme con la prestigiosa corale “Vittore Veneziani”, altra gloria tota nostra, aveva visto i suoi momenti più fulgidi ed internazionali ai tempi in cui il mai compianto abbastanza senatore Mario Roffi, lui modenese per nascita, ma innamorato di Ferrara, gestì le redini di entrambe le istituzioni.
Il suo strumento d’elezione era un preziosissimo ed antico mandolino Mozzani.
In  quei decenni la Gino Neri fu sui palcoscenici di tutto il mondo, dalla Russia al Canada, a tutte le capitali europee, mietendo notevoli successi e riconoscimenti.

E di questo Corrado andava fierissimo: dopo aver visto il mondo da un lager nazista – vi era stato prigioniero, ma, come narrò nella sua autobiografia, La mia vita col mandolino, la musica l’aveva…salvato, letteralmente – e da giovane migrante di lusso – era stato in Argentina, con l’amatissima moglie scomparsa parecchi anni fa, una terra dilaniata ma anche ricca di fascino che lui mai dimenticò ed in cui aveva suonato in orchestre di grande successo e recitato in film internazionali – il ritornare a ‘casa’, a metà anni Cinquanta con un bagaglio di tal fatta, il ricominciare ‘tutto da capo’, non aveva potuto che rafforzare il suo carattere e la sua mai venuta meno voglia di vivere.
E già avanti negli anni volle dare alle stampe due libri, uno di bellissime poesie e canzoni in lingua dialettale ferrarese, Con il ssévul e il bugànzz, poi musicate e registrate in cd a futura memoria e la sua già citata autobiografia, La mia vita col mandolino, entrambi curati da chi scrive che ha avuto il grande privilegio di conoscere e di lavorare in splendide performances con Corrado Celada.
Entrambi i manoscritti dei due testi son conservati, ab ovo, presso l’Archivio Nazionale della Diaristica fondato a Pieve di Santo Stefano da Saverio Tutino ed in particolare, La mia vita col mandolino, ebbe, in presentazione, patrocini internazionali come quello della Federazione Mandolinistica Italiana ed Europea.
Il ricordo del Maestro – come quello di Roffi – si lega anche ad un’altra nostra grande gloria teatrale, la compagnia dialettale Straferrara che quest’anno compirà il suo 85° compleanno: per i 75 anni, al Teatro Comunale di Ferrara fu portato in scena un vecchio cavallo di battaglia, riadattato per l’occasione dal compianto Beppe Faggioli, Don Zzésar. Le musiche di scena furono allora scritte dal Maestro Corrado Celada che, per l’occasione, aveva ricercato pezzi inediti e mai suonati, un vero evento nell’evento.

di Maria Cristina Nascosi Sandri

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