Spadoni Ultimo

Ultimo Spadoni In una foto del 5 aprile 1935

Ultimo Spadoni
In una foto del 5 aprile 1935

Il suo nome è legato al teatro dialettale e non ferrarese, dai primi del secolo scorso, in maniera indissolubile e da più parti lo si prenda in considerazione: lo si evince, facilmente dal capitolo che ci si è appena lasciati alle spalle, lo si estrapola dalle vicende di ogni compagnia che abbia lasciato dietro sé un segno del proprio passaggio e dalle ulteriori peculiari note che seguono.
Poi, un giorno, Ultimo Spadoni decide di crearne una tutta sua: nasce così la Straferrara.
È stato il padre spirituale e… ‘letterale’ della Compagnia.
Era nato nel 1891 ed aveva iniziato giovanissimo la sua carriera teatrale: a sedici anni interpretò il ruolo dell’ Abate Faria ne “Il Conte di Montecristo”.
Il suo primo palcoscenico fu quello del collegio dei Salesiani di Via Brasavola a Ferrara.
Nei primi anni del ‘900, per soddisfare la passione dei ferraresi di allora per il buon teatro in lingua italiana, si formò la Filodrammatica “Città di Ferrara”, con sede presso il teatrino cosiddetto Filodrammatico di piazza Sacrati, quello che poi sarebbe divenuto il cinema Capitol.
La compagnia ebbe un successo strepitoso: pare effettuasse allora cinquantaquattro recite l’anno! Ma non solo: poteva contare su circa quattrocento tra soci effettivi e sostenitori.
Dotata di una organizzazione, per allora, all’avanguardia e completamente indipendente, aveva come presidente Giuseppe Longhi, giornalista di fama, in quel tempo ancora studente universitario.
Più tardi, nel 1916, il pubblico ferrarese si… differenziò: a ‘richiesta’, dunque, di una drammaturgia in lingua dialettale, un gruppo di attori della “Città di Ferrara” costituì la “Filodrammatica Estense” che ebbe prima la propria base presso il Teatro del Soldato di via Palestro, grazie all’aiuto del colonnello Fuscaldo, ed in seguito presso il Teatro Pepoli, di via Contrari, dove una vasta ed elegante sala venne adibita a luogo di prove.
Tra i fondatori ritroviamo Ultimo Spadoni, mentre tra i direttori artistiCI SI possono annoverare nomi come Angelo Aguiari – ‘Anzulón’, di cui si farà cenno, ancora, più avanti nel testo – Rolando Boscoli, Alberto Goldoni, Alfonso Makain, Sioldo Puttomati, Renato Tranchellini.
In mancanza di testi originali teatrali in lingua dialettale ferrare se, in quegli anni, l’Estense si basò su opere in traduzione – o, forse, sarebbe meglio dire, interpretate, adattate e/o ridotte da lavori preesistenti di autori non locali; uno dei principali intellettuali che, all’epoca, collaborava in questo senso, ma anche originalmente, fu il valente medico-psichiatra Nando Bennati, presidente per anni della stessa Filodrammatica Estense e della Corale Orfeonica.
Tra i suoi drammi in italiano ed in lingua dialettale, molti dei quali adattati da lavori di Selvatico, Testoni, Novelli e Gallina, conta un grande successo, “Un colp ad striss”, rappresentato per la prima volta nel febbraio del 1932 al Teatro Comunale di Argenta; scrisse anche sotto gli pseudonimi di _ Galéno o Nino Bannenta; fu, ecletticamente, poeta, saggista, cri- !I tico musicale e giornalista, anche per il Corriere Padano, divenendo noto anche in campo nazionale.

Romana Vecchi Simoni, Ultimo Spadoni e Athos Pirani in "Gli idèi a Piròcia"

Romana Vecchi Simoni, Ultimo Spadoni e Athos Pirani
in “Gli idèi a Piròcia”

Ultimo Spadoni protagonista de "gli idèi ad Piròcia" di Augusto Celati - anni  1947 - 1948

Ultimo Spadoni protagonista de “gli idèi ad Piròcia” di Augusto Celati – anni 1947 – 1948

Anche Ultimo Spadoni, oltre che attore, ‘tradusse’ drammi redatti addirittura in altri dialetti, traendo, come lui stesso ebbe a dire, molta soddisfazione anche in questo campo: suo è l’adattamento, dal milanese, del “Don Zzézar”, di Attilio Rovinelli, la commedia del Settantesimo della Straferrara, ‘ripresa’ e, ancora una volta, riammodemata da Beppe Faggioli e rappresentata al Teatro Comunale, ex-novo il 29 gennaio 2002.
Oltre che essere uno dei fondatori, come detto, della Estense, l’artista ebbe modo pure di militare nella Filarmonica “Città di Ferrara”: assieme all’amore per il palcoscenico, dunque, Spadoni ha trasmesso alla figlia Rossana anche quello per la musica, come vedremo poi.
Nel 1923 venne dato l’avvio, come s’è visto, ad una _ autentica produzione di commedie originali in lingua dialettale ferrarese ad opera di Alfredo Pitteri, autore di “Adio,Rusìna”, rappresentata il 23 marzo dello stesso anno al Teatro
del Soldato del Quattordicesimo Reggimento di Artiglieria in via Palestro di cui sopra.
E fu ancora proprio con un’ altra commedia di Pitteri che Spadoni fece esordire la finalmente sua compagnia, Straferrara, il 3 settembre del 1931 al Teatro dei Cacciatori di Pontelagoscuro, dal titolo “Pàdar, fiòl e… Stefanìn”, cui fece seguito, more solito teatrale da allora in poi, la farsa, sempre di Pitteri, “L’unich rimèdi”.
Circa un centinaio i ruoli interpretati dall’ Autore nel corso della sua lunga e variegata carriera anche se, per sua stessa ammissione, quello a lui più caro fu quello di Piròcia, il personaggio inventato da Augusto Celati ne “Gl’idèi ad Piròcia”, riproposto per più di trent’ anni e per oltre mille rappresentazioni.
Spadoni, nella sua lunga carriera, ha fatto conoscere, particolarmente e ‘giustamente’, con la Straferrara il nostro teatro dialettale fin nei più lontani paesi della nostra provincia e ha portato tale genere di spettacoli ai pubblici delle province emiliane di Bologna, Modena, Parma, Rimini, Ravenna, affermandosi ripetutamente nella rassegna che aveva sede a Faenza, mietendo i più lusinghieri successi, come riportato più per esteso nel capitolo riguardante le origini della Straferrara.
Era uscito, per l’ultima volta, dalla “comune” del palcoscenico del Parco Massari una sera di agosto del 1964, a
settantatre anni, salutato dai suoi affezionatissimi fans che, ancora una volta, avevano apprezzato l’ interpretazione del ‘suo’ Piròcia.

Ultimo Spadoni, Giuseppe Simoni, Beppe Faggioli e Olivo Ardizzoni, in arte Zurzin, nel film "La paternicilina" di Adolfo Baruffi

Ultimo Spadoni, Giuseppe Simoni, Beppe Faggioli e Olivo Ardizzoni, in arte Zurzin, nel film “La paternicilina” di Adolfo Baruffi

Il cinema aveva visto Ultimo Spadoni nel 1955, tra gli interpreti di “Paternicilina” , un film girato tutto in lingua dialettale ferrare se dal documentarista e critico cinematografico Adolfo Baruffi, collega anche di Florestano Vancini, assieme ai maggiori attori dialettali di allora, il già nominato Sioldo Puttomati, Mario Bellini, Franco Pelagatti e Giuseppe Simoni: un hapax di cui, purtroppo, non resta più alcuna traccia.
Il soggetto della pellicola era basato su di un copione originale di Augusto Celati, “La colpa ad ciamaràss Pifani”, ancora oggi rappresentato dalla Straferrara, che per la sceneggiatura aveva lavorato a quattro mani con lo stesso Spadoni.
È la storia di un improbabile venditore ambulante che, grazie a particolari pillole da lui offerte con effetti a dir poco
miracolosi, consentiva a chi le assumeva di venire a conoscenza del nome del proprio vero padre, in casi… sospetti
soprattutto, visto che esso appariva, non si sa come, sul petto della… madre.
Il film era stato girato a Ferrara, in esterni per la strada ed all’interno del Teatro Comunale.
Il suo limite fu il mezzo linguistico usato: l’idioma dialettale ferrarese non era dei più conosciuti e, per di più, allora, non ci si pose neppure il problema di sottotitolarlo, comeaccade più di sovente oggi, anche per testi filmici non solo
stranieri ma che riportano parti in vernacolo.
“Paternicilina”, pur realizzato per intero, non apparve mai sugli schermi cinematografici e, tantomeno, poté circuitare, così se ne perserole… tracce.
Anche la televisione aveva ‘irretito’ nelle sue maglie, nel 1963, la Straferrara tutta ed Ultimo Spadoni in particolare: li si ricorda ne “Il mulino del Po”, sceneggiato tra i migliori del regista Sandro Bolchi, tratto dall’ omonimo
testo letterario di Riccardo BacchelIi.
Segni, Presidente della Repubblica, aveva insignito Ultimo Spadoni della onorificenza del Cavalierato.

Il cav. Ultimo Spadoniin una delle sue ultime foto di scena

Il cav. Ultimo Spadoni
in una delle sue ultime foto di scena

L’Agis l’aveva premiato per i cinquantasei anni della sua vita che aveva voluto dedicare all’ attività teatrale.
E’ mancato al suo pubblico ed alla sua Straferrara ai primi di dicembre del 1972, all’ età di ottantuno anni.

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