Faggioli Beppe

Come tutti gli autodidatti che si rispettino, seppure di formazione teatrale, anche Beppe Faggioli ha iniziato facendo… tutt’altro. La prima vocazione era stata… per il bel canto: s’era accorto di avere una bellissima voce e sognava di fare il tenore leggero. Durò fino al ‘ 51, quando debuttò su una minuscolascena della provincia.
Dapprima – come richiedeva il copione – cantò ed ebbe applausi lusinghieri; in seguito, a richiesta del regista della Straferrara, impegnata quella sera nella stessa performance, si produsse in una piccola parte (in lingua italiana) in un ‘drammone’ di quei tempi. Furono applausi a scena aperta, ma… doppi rispetto a quelli ottenuti in precedenza: seguì l’immediato abbandono definitivo del bel canto e l’altrettanto immediato incontenibile amore per il teatro e la prima… unione con la Straferrara
Da giovane molti sono i lavori che come apprendista l’hanno visto impegnato professionalmente, non ultimo, quello a lui più forse caro come ricordo è quello di fornaio. “… Dovevo alternare – confessa – l’attività vera e propria che, si sa, si svolge per quanto riguarda la preparazione, prevalentemente di notte, all’inizio, con quella teatrale, con confusione e stanchezza davvero incredibili…”.
Ma per amore, cosa non si fa? E, infatti, è proprio l’ amore la scintilla che fa scattare in Beppe la passione di tutta una vita, un duplice amore: insieme con la Straferrara ha incontrato anche Cici, la ‘bambina’ della compagnia, ‘la figlia del capo’, Ultimo Spadoni; si innamorano e, dopo alterne vicende quelle di ogni grande amore contrastato che… si rispetti segue il secondo matrimonio di Beppe con la Straferrara e dal 1967, insieme con lei, ne eredita dal suocero, le redini. Degni continuatori, proseguono, con bravura e creatività, la vicenda teatrale della Compagnia: hanno il merito, tra l’altro, di avere portato il nostro teatro dialettale sulla scena di molte città italiane; oltre che attore, Beppe diviene capocomico e regista, a volte intervenendo anche sui testi con sempre nuove idee fino a ricomporli.
Riprende, con successo notevole, quella che fu una delle più significative interpretazioni del suocero, Piròcia – Spadoni era chiamato così addirittura per strada!! ma non solo: è unottimo Paulin Sganzèga, Casimìr, Nicola, Telesforo e molti altri.
È interessante riportare quanto aveva dichiarato, tra l’altro, Beppe circa dieci anni dopo l’ acquisizione della compagnia in un’intervista rilasciata a Roberto Salani, allora collaboratore del Centro Etnografico Ferrarese:

R. … Conosciamo molto bene il nostro pubblico.
Conosciamo i gusti del nostro pubblico, tanto è vero che quando noi dobbiamo mettere in scena una commedia, non dico al cento per cento, perché sarebbe presunzione dire che senz’ altro piacerà, però, conoscendo già i gusti del nostro pubblico, come dicevo, si ha, per lo meno, la certezza che il tipo di commedia, il suo soggetto, possono essere graditi al nostro pubblico. lo l’ho detto più volte, mi auguro di trovare dei copioni nuovi, più validi sotto il profilo letterario.
D. Tu da un copione, quindi, sai già se il pubblico affluisce o no, se la commedia piacerà, avrà successo?
R. Senz’ altro, una buona parte di sicurezza l’abbiamo.
D. Dal 1967 tu dirigi questa compagnia, cosa è cambiato nel modo di recitare?
R.Sono cambiate diverse cose, direi che una delle cose fondamentali è che il pubblico ha cominciato a seguirci maggiormente, perché guarda, quando io ho preso il teatro ‘in mano’ era un momento di… stanca.
Noi cosa abbiamo fatto? Non dico io, io sono stato, diciamo, il promotore, però ho avuto la collaborazione di tutti i miei attori, ‘in primis’, ovviamente, di mia moglie e, ad un certo momento, abbiamo portato il teatro ad un livello superiore rispetto a dieci anni fa, sia per ciò che riguarda la scenografia che la tematica, vista in funzione dell’ espressione, dei movimenti.
Una volta si recitava di più, in senso stretto; oggi, invece, al pubblico che cosa piace dell’ attore? La spontaneità.
Nel porgere la battuta al pubblico una volta, diciamo, c’ era più senso della recitazione. Oggi, invece, la battuta va più buttata via, è, cioé, meno elaborata: diciamo che la recitazione ha un ritmo diverso, è più spedita…”.
Anche oggi le sue idee innovative riferite a vecchi, seppur ancora validi copioni, risultano a dir poco strabilianti: nella recente ‘ripresa’ di “I du sgaltùn”, per esempio, un’opera che farebbe la gioia di studiosi del linguaggio teatrale per la straordinaria commistione di generi in essa racchiusa, Faggioli interpreta un vecchio pruriginoso che, per rincorrere una bella e giovin donzella, ne commette di tutti i colori: notevolissima la mimica, che ricorda molto da vicino quella del Signor Dick, il geniale quanto folle personaggio del “David Copperfield” di Charles Dickens nell’ edizione cinematografica di George Cukor, del 1934, reso magistralmente da Jessie Ralph.
‘Rammodernati’ pure gli inserti musicali dell’opera che molto ravvisa del meta-teatro, grazie ad interventi ‘dal vivo’ di Cici che, a sorpresa, arriva ‘sbraitando’ dalla platea e di Beppe che si rivolge ‘in diretta’ al pubblico, aggiornandolo sul prossimo ‘numero’ previsto in scaletta in quello che si può considerare quasi un musical ed in cui, nel naturale lavoro che normalmente svolge a quattro mani con la moglie, Beppe ha inserito addirittura un balletto di… suore, tipo quelli proposti in “Sister Act – Una svitata in abito da suora”, un film diretto da Emile Ardolino nel 1992 ed interpretato da Whoopy Goldberg
Come già si riportava nel capitolo riguardante Cici, si è parlato dell’ attività attori aIe anche cinematografica di Beppe: pure lui è apparso in quell’importante quanto ormai perso ruolo di caratterista in tutte le pellicole menzionate, a volte per interpretazioni di spessore e/o come comprimario: è il caso, per esempio, di “Le mosche in testa” del 1991, di Gabriella Morandi e Maria Daria Menozzi, una delle più impegnative e rilevanti o, ancor prima, di “Delitto di regime – Il caso Don Minzoni” di Leandro Castellani del 1973 o, nel 1969, di “Giovinezza giovinezza” di Franco Rossi, tratto dal testo omonimo di Luigi Preti, dove Faggioli interpreta il ruolo di un sarto, padre del protagonista Giulio.
“È stata un’esperienza molto bella – afferma Faggioli – e mi sono divertito molto, successivamente, a vedere il mio…funerale”. In una scena del film, infatti, si vede il funerale del padre di Giulio.

Nel 1970, oltre che a recitare in poco più che un cameo, benché importante, ne “Il Giardino dei Finzi Contini”, di Vittorio de Sica, già nominato a proposito di Cici, collaborò, come per molti altri film, per la ricerca delle locations e l’organizzazione del cast.
“In quell’occasione – ricorda Beppe – Vittorio De Sica affermò che Ferrara si prestava ad essere un grande set cinematografico” ( anche se altri grandi l’avevano preceduto parecchi anni prima, un nome solo basti per tutti, giovanissimo ‘proto-neorealista’, il Luchino Visconti di “Ossessione”, n.d.r.).
Il suo rapporto con il grande regista divenne molto stretto, quasi affettuoso: “… Ho un ricordo splendido di De Sica rammenta Beppe – un vero signore: non si dimenticò neppure di farm iun regalo il giorno del mio compleanno!…”.
È del 1992 la sua partecipazione ad un mediometraggio in video, di 45 minuti circa, diretto da Marco Felloni e da Rino Busi: si tratta de “Il mare”, storia scritta dal giovane gorese Rino Conventi, ispirata ad un racconto di Renato Sitti, ambientata a Goro negli anni’ 50, sceneggiata dallo stesso Conventi, fotografata da Carlo Magri.
Tornando un po’ più indietro nel tempo vale la pena menzionare il video “Un dolce, tacito, malinconico rifugio”, girato dal fotografo Roberto Fontanelli, tra il 1975 ed il 1979, un documentario su Ferrara e la Ferraresità tutta: oltre a bellissime immagini della nostra bella Città, della sua Provincia, del suo Delta, una interessante glossa sonora, non solo musicale, è composta dalle poesie e ‘zzirudèli’ in lingua dialettale di Alfredo Pitteri, Vito Cavallini, Giorgio Longhi ed altri recitate off, fuori campo, dalle voci degli attori della Straferrara; in particolare, una breve e significativa fiction vede Beppe in scena vetito da pellegrino che recita “Al bòn an” in ‘frarés’.
Da repertorio la sua comparsata, nel 1999, nel “Falstaff’ teatrale-lirico diretto dal regista inglese J onathan Miller e da Claudio Abbado alla direzione della Mahler Chamber Orchestra; pare che Miller non abbia avuto un solo attimo di esitazione nella scelta del personaggio, dopo il provino di Beppe tant’ è che, ‘si dice’, abbia esclamato: “È lui l’oste della Giarrettiera!!”.
Era Beppe, dunque, a portare la bottiglia di vin Xeres a Falstaff (il baritono Ruggero Raimondi) nel primo atto dell’opera ed ancora lui a servire il bicchiere di caldo nettare al cavaliere che doveva riprendersi dal bagno nel Tamigi che le Allegre Comari di Windsor gli avevano fatto prendere.
“Per i nostri …primi settant’anni – confidava Beppe di recente – rappresenteremo al Teatro Comunale di Ferrara (la splendida sede che ci é stata concessa come nelle altre nostre migliori occasioni, la “Castalda” del 1993, per esempio), una commedia ridotta ed interpre_ata da Ultimo Spadoni da un testo di Attilio Rovinelli tanto tempo fa, “Don Zzézar – Don Cesare”..
Ancora una volta, una sua/loro splendida ed intelligente operazione di re-maquillage crono-teatrale.
Molto deve a Beppe Faggioli la cultura dialettale ferrarese, per certi aspetti: parecchi anni fa salvò dal macero un patrimonio inestimabile composto da centinaia di copioni, la maggior parte dei quali mai rappresentati, di proprietà della Filodrammatica Estense di cui un’ordinanza del tribunale aveva decretato la definitiva distruzione.
“Dentro di essi – commentò anni fa in un’intervista fattagli da Dino Tebaldi – si trovano cent’anni del costume sociale, del dialetto e del teatro di casa nostra: una ‘testimonianza’ da salvaguardare e da valorizzare!…”.
“>Più che meritato, dunque, tra le decine e decine di molti altri riconosciuti alla Straferrara ed al suo fondatore e continuatori negli anni, il Premio alla carriera che l’Associazione della Stampa di Ferrara ha voluto tributare a Beppe Faggioli nel 1996.
La compagnia, nonostante ancora oggi, come più di trent’anni fa, sia ancora alla ricerca di una sede stabile, grazie agli ulteriori e continui sforzi suoi, di Cici e degli altri attori che da tempo ne compongono il cast permanente, è gloriosamente continuata nel tempo, reclutando tra le sue fila molti giovani, il Futuro, insomma.

Tratto dal libro di Maria Cristina Nascosi
I settant’anni della Straferrara
Piccolo percorso tra storia ed immagini di una compagnia teatrale dialettale

VI° volume di: “CÓM A DZCURÉVAN / COME PARLAVAMO”
Quaderni sulle fonti, le testimonianze, i testi della lingua,
della letteratura e dell teatro dialettali ferraresi
a cura di AR.PA. DIA. (ARchivio PAdano dei DIAletti)
del Centro Etnografico del Comune di Ferrara.

 

Beppe Faggioli ci ha lasciato il 26 settembre 2013.

Il ricordo di Alessandro Cattabriga attore della nostra compagnia.

“Dovete giocarla… ”
Dovete giocarla: così ci diceva spesso Beppe, quando alle prove vedeva che da parte nostra c’era un po’ di impaccio o sufficienza nel recitare, si Lui era un’artista nel giocarla la sua parte, non sprecava mai una battuta, un movimento, un atteggiamento; tutto era inerente e attinente alla cosa più importante che Lui desiderava: far divertire il suo pubblico.
Chi non ricorda le sue mani appoggiate alle labbra e poi lanciate là verso l’infinito per trasportare in maniera simbolica il suo bacio verso la platea della Sala Estense.
I ricordi che ho del regista/attore/commediografo Beppe sono tanti, mi scavalcano la mente uno dopo l’altro mescolandosi perché tanti sono stati i momenti trascorsi; in verità la mia appartenenza alla gloriosa compagnia Straferrara risale a pochi anni fa. Ricordo ancora nel 2000 quando con la parte dell’attor giovane feci la prima apparizione nei “Scarpiùn” e Beppe con la sua inseparabile compagna Rossana “Cici” Spadoni mi disse, con quel sorriso bonario che faceva sciogliere anche i ghiacciai del Polo Nord, che anche Lui aveva esordito con quella parte, quasi a darmi forza e coraggio, perché salire sul palco non è mica cosa da poco. Eh, ancora oggi prima di entrare in scena ho le gambe che fanno giacomo-giacomo.
Mi sono chiesto tante volte se anche Lui… beh secondo me anche Beppe un po’ di pipeta prima di entrare in scena doveva averla. Mi piace pensarla così, anche se poi non lo dimostrava, perché sul palco si muoveva con una naturalezza incredibile e poi “zó na batuda!” e il fragore delle risate riempiva la Sala. Tante sarebbero le cose, gli aneddoti da elencare per descrivere la PERSONA con un lato umano superiore alla media. Era disponibile ad aiutare tutti, aveva un sorriso per tutti, un “compagnone”, anche sul palco questa caratteristica si esaltava. Infatti la sua attenzione per gli “attori in erba” era generosa.
Altra cosa che mi piace ricordare è quando si lasciava andare a quei fuori copione denominati “soggetto”; beh, in quelle occasioni veniva fuori tutta la sua forza, la sua capacità, la sua qualità di vecchio attore, ovvero di grande esperienza. Chi non ricorda i duetti con Romano Masieri e con Franchina Fortini? Non ha caso ho indicato questi due attori, persone speciali, da poco scomparsi e con i quali ho avuto l’onore di recitare.
Ora Beppe quella frase la devi portare là dove sei andato. Perché? Perché è la tua frase e perché sei Tu Unico e Inimitabile. Ciao Beppe.

 

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